Clanc, clanc, clanc. Tre mandate. Elisa chiude a tre mandate e lascia fuori della porta l'ultimo ospite, si sdraia sul letto e dorme. Elisa non sogna, sa che non è vero, ma si è voluta convincere di questa cosa, ne ha avuto bisogno dopo mesi e mesi in cui sognava se stessa in pace, felice, sdraiata su di un prato alpino, dove amava camminare, sola. Sola e felice.
Sono ormai anni che ha raggiunto sé stessa, Elisa è una donna felice, è serena, vive una vita che tante altre donne avrebbero sognato. Redattore capo in una delle 5 riviste di moda più importanti del mondo, lavora di ciò che ama, viaggia, conosce posti sempre nuovi, entra ed esce dai migliori Hotel del pianeta, conosce uomini di ogni tipo e li chiude fuori a tre mandate.
Fa freddo fuori, e anche questa volta ha sorriso a se stessa quando ha visto la curiosità negli occhi dell'ultimo uomo che ha visto il suo letto: un solo cuscino; non ci pensi fino a che non lo vedi a quanto sia forte il simbolismo di questo gesto. Sono le due, un saluto più lungo di quanto lei stessa si immaginasse e poi le tre mandate. Elisa si sdraia sul letto e dorme. Domattina farà più fatica del solito a cancellare quel fottuto sogno che la disegna sola e felice, perché Elisa, sola, non è felice per un cazzo. Piangerà per la prima volta nella sua vita, farà una doccia, uscirà di casa, chiuderà, questa volta da fuori, a tre mandate, e non tornerà mai più in quella casa. Oggi Elisa ha paura ed è sola, e forse smetterà di fare quel sogno tanto odiato.
lunedì 11 novembre 2013
domenica 19 maggio 2013
Il Grande Gatsby
Nuovo film di Baz Luhrmann con un cast stellare, trasposizione del libro di Fitzgerald. Film piuttosto lungo, e forse per i motivi sbagliati; parto dalle note positive. Ho trovato meravigliosa la fotografia, pilastro che permette di vedere un film lungo (145 minuti) senza annoiarsi, e riuscito l'esperimento della colonna sonora che gioca con musiche contemporanee e di inizio secolo. La storia è quella di un misterioso milionario nella New York degli anni '20, pre-1929, e nelle feste sontuose della prima parte del film si trova la grandiosità del film,e purtroppo solo in quelle. Luhrmann mette in piedi delle feste che tra luci, musica, trucco, vestiti, rappresentano forse la massima espressione di questo tipo di scene che si trovi in giro. Per il resto il film sembra perdere il punto centrale di tutta la faccenda e cioè il rapporto tra l'essere umano e una ricchezza sempre in crescita, la vacuità del denaro, la disequazione sociale, e soprattutto quello che viene trattato con superficialità, e cioè che non tutto si può comprare e non si può modificare il passato. La sceneggiatura sembra quindi perdersi, e la colpa pare del regista, in tanti dettagli completamente inutili ed in un sacco di inquadrature, soprattutto aeree, piuttosto stucchevoli. Si arriva agli attori, io l'ho visto in italiano, posso capire solo la mimica ed al solito eccezionale Di Caprio corrispondono un Maguire con un'unica espressione, e piuttosto stupida, e una Mulligan che non è sembrata all'altezza di se stessa, forse anche per un personaggio mal disegnato dal regista e un Edgerton che invece convince ben di più nei panni dell' americano ricco e potente degli anni '20, che può disporre di tutto e tutti come meglio crede, e una bellissima Elisabeth Debicki. Nel complesso il film si lascia guardare, quasi come film "da fratelli Lumiere", un film che è omaggio all'arte visiva ma non comunica un cavolo a livello di sceneggiatura. Io darei un 6 e comunque consiglio di andarlo a vedere, ma l'impressione è che questo sia l'ennesimo film che va ad inserirsi nella categoria dei "peccato, poteva essere un gran film", buono spunto, realizzazione poco fortunata.
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Baz Luhrmann,
Cinema,
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Il Grande Gatsby,
Mulligan
domenica 5 maggio 2013
Hansel e Gretel - Cacciatori di Streghe
Vado al cinema ed in sala c'è solo la versione 3D, la cosa mi secca ma sono deciso a vederlo, e anticipo che la mia scelta non è stata pessima.
Il film parte liquidando rapidamente l'antefatto, anche perchè insomma, si può sperare che i fratelli Grimm più o meno li si conoscano e si getta sui tempi "moderni". L'ambientazione scelta è una sorta di cyberpunk con villaggi settecenteschi e armi da metà del '900, non male. C'è un certo ritorno ultimamente nel film alle misure prese dalle graphic novel e a farsi due conti, i registi di oggi sono cresciuti nel boom delle graphic novel degli anni '90; la cosa è certamente positiva.
Il film parte da un'ottima idea, da un'ambientazione perfettamente centrata, con armi moderne, vestiti vintage e una Gemma Arterton rossa in forma smagliante (l'ho conosciuta pochi giorni fa in "La scomparsa di Alice Creed" ed era almeno 10kg in più. E anche sul naso è successo qualcosa di strano). Parte da una grande base, poi però si perde, dietro a un qualcosa di mezzo bambinesco, mezzo sciocchino, mezzo adolescenziale e mezzo Twilight. Wirkola, responsabile di una regia che non ha chiaro cosa voglia essere e della sceneggiatura, alla fine produce un film troppo splatter (notevoli gli effetti speciali, anche 3D, più macabri) per i bambini ma troppo sempliciotto per gli adulti. Perde alcuni spunti interessanti, come il rapporto strettissimo, morboso, tra due fratelli ad altissima carica sessuale, che non indaga in un'ambiguità incestuosa che poteva essere interessante, nè risolve in alcun modo; scivola sulla banalità delle relazioni, affettiva per la donna, sessuale per l'uomo; non gestisce molto bene neanche la possibilità dei colpi di scena, tirato via uno, telefonato l'altro.
Insomma una grande possibilità sprecata, il film è piacevole, il 3D non disturba, anche se una regia un po' confusionaria e poco esperta rende sostanzialmente incomprensibili alcuni combattimenti (l'effetto Michael Bay, ma Bay di solito cade in questi errori in scene mostruosamente più incasinate). Peccato, lo consiglio, sicuramente un'ora e mezza ben passata, ma quando ci si alza si pensa qualcosa del tipo "Cazzo, se l'avessero fatto i fratelli Nolan questo film...".
Darei un 6,5.
domenica 24 marzo 2013
Sepang 2013 Vettel vs Webber
Oggi ennesima dimostrazione di quanto grande sia un pilota come Vettel. Non riesco ad esimermi dal commentare l'ennesima dimostrazione di classe di quello che è l'unico pilota (e ogni riferimento a spioni spagnoli è assolutamente evidente) attualmente in pista a poter pensare di essere l'erede di quella dinastia di fenomeni che dopo l'abbandono di Mansell e Prost è andata avanti solo con un pilota per volta, che ha lasciato il testimone al successivo: prima Senna, poi Schumacher, oggi Vettel.
Con una strategia scellerata Red Bull col primo Pit Stop retrocede Vettel che alla fine decide di farsi giustizia da solo.
Già da ieri in qualifica con pista bagnata si poteva intuire qualcosa, con Vettel in pole con 1:49:684, Webber quinto con 1:52:244.
Oggi in gara dopo l'ultimo Pit Stop (giro 41) Webber rientra in pista poco prima di Vettel e parte il duello. Al giro 45 Vettel decide che è l'ora di far vedere chi comanda e sul rettilineo del traguardo passa dove lo spazio non c'è, incrocia le traiettorie verso la curva 3, dove passa all'esterno, bacchetta Webber e va a vincere la gara con mezzo secondo al giro di ritmo in più.
A fine gara partono i piagnistei di Webber, i primi direttamente dalla fidanzata che piagnucola sventolandosi col ventaglio, poi i suoi senza ventaglio.
E mi chiedo: cos'è lo sport se non il tentativo di arrivare primi? Di VINCERE? Perchè nella storia, nei cuori, rimangono coloro ai quali fa schifo il secondo posto? Perchè ancora oggi, a nove anni dalla morte, si trovano per strada più scritte per Pantani che per Ivan Basso? Perchè lo sportivo che emoziona è quello che non molla, che non fa giochetti, che lotta e prova il tutto per tutto per vincere, perchè è vincere che conta, non firmare i contratti con gli sponsor, quella è roba per burocrati, non per atleti.
Oggi Vettel ha dimostrato una volta su tutte di essere un pilota vero, un atleta vero, uno sportivo vero, un fenomeno vero.
E quindi chiudo con un GRAZIE SEB, perchè uno sport fatto di tanti Vettel è uno sport magnifico da godere, uno sport fatto di questo Webber piagnucolante è solo una gran rottura e una prova di masturbazione degli ingegneri. Io preferisco lo sport in pista, la lotta, la battaglia, e lo spettacolo.
Con una strategia scellerata Red Bull col primo Pit Stop retrocede Vettel che alla fine decide di farsi giustizia da solo.
Già da ieri in qualifica con pista bagnata si poteva intuire qualcosa, con Vettel in pole con 1:49:684, Webber quinto con 1:52:244.
Oggi in gara dopo l'ultimo Pit Stop (giro 41) Webber rientra in pista poco prima di Vettel e parte il duello. Al giro 45 Vettel decide che è l'ora di far vedere chi comanda e sul rettilineo del traguardo passa dove lo spazio non c'è, incrocia le traiettorie verso la curva 3, dove passa all'esterno, bacchetta Webber e va a vincere la gara con mezzo secondo al giro di ritmo in più.
A fine gara partono i piagnistei di Webber, i primi direttamente dalla fidanzata che piagnucola sventolandosi col ventaglio, poi i suoi senza ventaglio.
E mi chiedo: cos'è lo sport se non il tentativo di arrivare primi? Di VINCERE? Perchè nella storia, nei cuori, rimangono coloro ai quali fa schifo il secondo posto? Perchè ancora oggi, a nove anni dalla morte, si trovano per strada più scritte per Pantani che per Ivan Basso? Perchè lo sportivo che emoziona è quello che non molla, che non fa giochetti, che lotta e prova il tutto per tutto per vincere, perchè è vincere che conta, non firmare i contratti con gli sponsor, quella è roba per burocrati, non per atleti.
Oggi Vettel ha dimostrato una volta su tutte di essere un pilota vero, un atleta vero, uno sportivo vero, un fenomeno vero.
E quindi chiudo con un GRAZIE SEB, perchè uno sport fatto di tanti Vettel è uno sport magnifico da godere, uno sport fatto di questo Webber piagnucolante è solo una gran rottura e una prova di masturbazione degli ingegneri. Io preferisco lo sport in pista, la lotta, la battaglia, e lo spettacolo.
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Attualità,
Formula 1,
Sepang 2013,
Sport,
Vettel
domenica 10 marzo 2013
Educazione Siberiana
Voglio spendere due parole sul nuovo lavoro di Gabriele Salvatores. Tratto dall'omonimo romanzo di Nicolai Lilin il film tratta la storia di due ragazzi cresciuti in Transnistria, regione del Sud dell' URSS utilizzata da Stalin per levarsi dai piedi i piantagrane. Una popolazione formatasi attorno a tante tribù di criminali e tenuta emarginata dal resto dell'Unione Sovietica dal freddo e dai chilometri. La storia narra del codice di onore, sostanzialmente anarchico, di una di queste tribù e di come un patriarca (Kuzja, interpretato da Malkovich) cresca il nipote Kolyma. Il film si impernia sulle relazioni tra bambini che si formano crescendo con un codice d'onore tanto rigido e particolare. Kolyma cresce facendolo proprio, l'amico Gagarin se ne discosta per avere un approccio più pragmatico, o forse edonista, alla vita, di quanto il codice permettesse. La sceneggiatura offriva tanti spunti interessanti ma Salvatores si perde in un ritmo lentissimo che fa sì che i tanti temi interessanti (sostanzialmente il rapporto di Kolyma, che dovrebbe essere il protagonista, con il nonno, con l'amico, con l'amica Xenja, ragazza ritardata, e con se stesso) siano solo accennati per poi perdersi in pause che a me sono risultate francamente noiose. I ritmi lenti li ho sempre digeriti con una certa fatica ma in questo caso si ha anche una storia che per nulla si presta a certi ritmi di narrazione. Alla fine del film resta in bocca l'amaro di un'occasione sprecata per fare un film veramente compiuto. Salvatores dribbla la violenza visiva, ma anche psicologica, accenna solamente ai turbamenti dei protagonisti e alla fine lascia l'impressione di non aver compicciato niente, di aver cincischiato molto e non aver concluso nulla.Sulla regia poco da dire, anche sulla fotografia, tutto non sgradevole ma senza picchi. Tradisce la sceneggiatura, forse anche il montaggio. Rimane solo la bella scena della giostra, quella in cui viene scoperta ben più di quella, lunghissima, in cui viene goduta (esempio di tempo sprecato: hai molte cose da raccontare, scegli un ritmo lentissimo, almeno queste parentesi sarebbero da evitarsi se per concedersele poi mancano aspetti ben più importanti).
Insomma per vedere un prodotto italiano consiglio sempre di andare al cinema ma giusto per autarchia, perchè altrimenti suggerirei di aspettarlo su SKY.
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