lunedì 18 novembre 2013

I racconti

Da oggi sposterò tutti i racconti su questo altro spazio, che desidero tenere per i miei racconti, che considero più intimi, e forse per parlare di qualche libro, deciderò col tempo.

http://verdeinchiostro.blogspot.it/

lunedì 11 novembre 2013

La breve storia di Rocco la tartaruga

Rocco faceva la tartaruga. Cazzo di senso abbia questa frase lo si può capire conoscendolo: Rocco voleva volare, non si sentiva tartaruga, faceva la tartaruga perchè tutti semplicemente se lo aspettavano da lui. Non gli piaceva essere una tartaruga ma si sentiva scemo a dire di essere un falco, e alla fine il suo guscio gli piaceva anche. Era convinto che nessuno potesse sospettare che lui fosse, segretamente, un falco, si era arredato il suo guscio con tutte le sue cose, qualcuna da falco e qualcuna da tartaruga, percepiva le seconde come un intralcio, ma continuava a tenerle, senza neanche capire bene il perchè o il percome. Rocco tutte le sere tornava sotto la sua pianta, rientrava nella sua casetta, guardava le sue cose da tartaruga, e piangeva; si sfogava, andava al ruscello a sciacquarsi, tornava sotto la sua pianta, rientrava nella sua casetta, guardava le sue cose da falco, e riusciva a prendere sonno. Nei suoi pianti Rocco aveva pianificato tutto, solitario, sapeva come fare; cominciavano dal suo guscio a formarsi delle maestose ali, o almeno così le vedeva lui, in realtà era difficile accorgersi delle piccole escrescenze ossee ai lati del carapace. Rocco quella sera tornò sotto la sua pianta, rientrò nella sua casetta, guardò tutte le sue cose da tartaruga e, scoprendosi a sorridere, capì di essere uno di quelli che rivolge un sorriso al proprio passato; Rocco accomodò tutte le sue cose da tartaruga al suo posto, fuori di casa, sotto la pianta, indossò i suoi occhialoni da falco e si diresse al ruscello, ma non dove si sciacquava di solito, no, sul ponte 30 metri più in alto. Rocco guardò in basso e sentì che non c'era paura di cadere in lui, ma emozione sapendo che avrebbe volato; calzò bene il casco di pelle e gli occhiali, spiegò le sue nuove maestose ali e non saltò, Rocco volò, giù dal suo ponte. E mai vi racconterò come è finita la storia di Rocco la tartaruga, perchè da quel momento il cuore di rocco si riempì di se stesso, falco, e cosa successe dopo, non è importante.

Tre mandate

Clanc, clanc, clanc. Tre mandate. Elisa chiude a tre mandate e lascia fuori della porta l'ultimo ospite, si sdraia sul letto e dorme. Elisa non sogna, sa che non è vero, ma si è voluta convincere di questa cosa, ne ha avuto bisogno dopo mesi e mesi in cui sognava se stessa in pace, felice, sdraiata su di un prato alpino, dove amava camminare, sola. Sola e felice.
Sono ormai anni che ha raggiunto sé stessa, Elisa è una donna felice, è serena, vive una vita che tante altre donne avrebbero sognato. Redattore capo in una delle 5 riviste di moda più importanti del mondo, lavora di ciò che ama, viaggia, conosce posti sempre nuovi, entra ed esce dai migliori Hotel del pianeta, conosce uomini di ogni tipo e li chiude fuori a tre mandate.
Fa freddo fuori, e anche questa volta ha sorriso a se stessa quando ha visto la curiosità negli occhi dell'ultimo uomo che ha visto il suo letto: un solo cuscino; non ci pensi fino a che non lo vedi a quanto sia forte il simbolismo di questo gesto. Sono le due, un saluto più lungo di quanto lei stessa si immaginasse e poi le tre mandate. Elisa si sdraia sul letto e dorme. Domattina farà più fatica del solito a cancellare quel fottuto sogno che la disegna sola e felice, perché Elisa, sola, non è felice per un cazzo. Piangerà per la prima volta nella sua vita, farà una doccia, uscirà di casa, chiuderà, questa volta da fuori, a tre mandate, e non tornerà mai più in quella casa. Oggi Elisa ha paura ed è sola, e forse smetterà di fare quel sogno tanto odiato.

domenica 19 maggio 2013

Il Grande Gatsby

Nuovo film di Baz Luhrmann con un cast stellare, trasposizione del libro di Fitzgerald. Film piuttosto lungo, e forse per i motivi sbagliati; parto dalle note positive. Ho trovato meravigliosa la fotografia, pilastro che permette di vedere un film lungo (145 minuti) senza annoiarsi, e riuscito l'esperimento della colonna sonora che gioca con musiche contemporanee e di inizio secolo. La storia è quella di un misterioso milionario nella New York degli anni '20, pre-1929, e nelle feste sontuose della prima parte del film si trova la grandiosità del film,e  purtroppo solo in quelle. Luhrmann mette in piedi delle feste che tra luci, musica, trucco, vestiti, rappresentano forse la massima espressione di questo tipo di scene che si trovi in giro. Per il resto il film sembra perdere il punto centrale di tutta la faccenda e cioè il rapporto tra l'essere umano e una ricchezza sempre in crescita, la vacuità del denaro, la disequazione sociale, e soprattutto quello che viene trattato con superficialità, e cioè che non tutto si può comprare e non si può modificare il passato. La sceneggiatura sembra quindi perdersi, e la colpa pare del regista, in tanti dettagli completamente inutili ed in un sacco di inquadrature, soprattutto aeree, piuttosto stucchevoli. Si arriva agli attori, io l'ho visto in italiano, posso capire solo la mimica ed al solito eccezionale Di Caprio corrispondono un Maguire con un'unica espressione, e piuttosto stupida, e una Mulligan che non è sembrata all'altezza di se stessa, forse anche per un personaggio mal disegnato dal regista e un Edgerton che invece convince ben di più nei panni dell' americano ricco e potente degli anni '20, che può disporre di tutto e tutti come meglio crede, e una bellissima Elisabeth Debicki. Nel complesso il film si lascia guardare, quasi come film "da fratelli Lumiere", un film che è omaggio all'arte visiva ma non comunica un cavolo a livello di sceneggiatura. Io darei un 6 e comunque consiglio di andarlo a vedere, ma l'impressione è che questo sia l'ennesimo film che va ad inserirsi nella categoria dei "peccato, poteva essere un gran film", buono spunto, realizzazione poco fortunata.

domenica 5 maggio 2013

Hansel e Gretel - Cacciatori di Streghe

Voglio spendere i my two cents su questo film che ho avuto occasione di vedere da poco. Intrigato dal trailer, che ci mostra cosa hanno fatto della propria vita i celeberrimi Hansel e Gretel una volta sfuggiti alla strega: i vendicatori. Bella idea, tanto semplice quanto geniale, mi aspetto un qualcosa che debba molto a V for Vendetta ma in versione a-politica.
Vado al cinema ed in sala c'è solo la versione 3D, la cosa mi secca ma sono deciso a vederlo, e anticipo che la mia scelta non è stata pessima.
Il film parte liquidando rapidamente l'antefatto, anche perchè insomma, si può sperare che i fratelli Grimm più o meno li si conoscano e si getta sui tempi "moderni". L'ambientazione scelta è una sorta di cyberpunk con villaggi settecenteschi e armi da metà del '900, non male. C'è un certo ritorno ultimamente nel film alle misure prese dalle graphic novel e a farsi due conti, i registi di oggi sono cresciuti nel boom delle graphic novel degli anni '90; la cosa è certamente positiva.
Il film parte da un'ottima idea, da un'ambientazione perfettamente centrata, con armi moderne, vestiti vintage e una Gemma Arterton rossa in forma smagliante (l'ho conosciuta pochi giorni fa in "La scomparsa di Alice Creed" ed era almeno 10kg in più. E anche sul naso è successo qualcosa di strano). Parte da una grande base, poi però si perde, dietro a un qualcosa di mezzo bambinesco, mezzo sciocchino, mezzo adolescenziale e mezzo Twilight. Wirkola, responsabile di una regia che non ha chiaro cosa voglia essere e della sceneggiatura, alla fine produce un film troppo splatter (notevoli gli effetti speciali, anche 3D, più macabri) per i bambini ma troppo sempliciotto per gli adulti. Perde alcuni spunti interessanti, come il rapporto strettissimo, morboso, tra due fratelli ad altissima carica sessuale, che non indaga in un'ambiguità incestuosa che poteva essere interessante, nè risolve in alcun modo; scivola sulla banalità delle relazioni, affettiva per la donna, sessuale per l'uomo; non gestisce molto bene neanche la possibilità dei colpi di scena, tirato via uno, telefonato l'altro.
Insomma una grande possibilità sprecata, il film è piacevole, il 3D non disturba, anche se una regia un po' confusionaria e poco esperta rende sostanzialmente incomprensibili alcuni combattimenti (l'effetto Michael Bay, ma Bay di solito cade in questi errori in scene mostruosamente più incasinate). Peccato, lo consiglio, sicuramente un'ora e mezza ben passata, ma quando ci si alza si pensa qualcosa del tipo "Cazzo, se l'avessero fatto i fratelli Nolan questo film...".
Darei un 6,5.

domenica 24 marzo 2013

Sepang 2013 Vettel vs Webber

Oggi ennesima dimostrazione di quanto grande sia un pilota come Vettel. Non riesco ad esimermi dal commentare l'ennesima dimostrazione di classe di quello che è l'unico pilota (e ogni riferimento a spioni spagnoli è assolutamente evidente) attualmente in pista a poter pensare di essere l'erede di quella dinastia di fenomeni che dopo l'abbandono di Mansell e Prost è andata avanti solo con un pilota per volta, che ha lasciato il testimone al successivo: prima Senna, poi Schumacher, oggi Vettel.

Con una strategia scellerata Red Bull col primo Pit Stop retrocede Vettel che alla fine decide di farsi giustizia da solo.
Già da ieri in qualifica con pista bagnata si poteva intuire qualcosa, con Vettel in pole con 1:49:684, Webber quinto con 1:52:244.
Oggi in gara dopo l'ultimo Pit Stop (giro 41) Webber rientra in pista poco prima di Vettel e parte il duello. Al giro 45 Vettel decide che è l'ora di far vedere chi comanda e sul rettilineo del traguardo passa dove lo spazio non c'è, incrocia le traiettorie verso la curva 3, dove passa all'esterno, bacchetta Webber e va a vincere la gara con mezzo secondo al giro di ritmo in più.

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A fine gara partono i piagnistei di Webber, i primi direttamente dalla fidanzata che piagnucola sventolandosi col ventaglio, poi i suoi senza ventaglio.
E mi chiedo: cos'è lo sport se non il tentativo di arrivare primi? Di VINCERE? Perchè nella storia, nei cuori, rimangono coloro ai quali fa schifo il secondo posto? Perchè ancora oggi, a nove anni dalla morte, si trovano per strada più scritte per Pantani che per Ivan Basso? Perchè lo sportivo che emoziona è quello che non molla, che non fa giochetti, che lotta e prova il tutto per tutto per vincere, perchè è vincere che conta, non firmare i contratti con gli sponsor, quella è roba per burocrati, non per atleti.
Oggi Vettel ha dimostrato una volta su tutte di essere un pilota vero, un atleta vero, uno sportivo vero, un fenomeno vero.
E quindi chiudo con un GRAZIE SEB, perchè uno sport fatto di tanti Vettel è uno sport magnifico da godere, uno sport fatto di questo Webber piagnucolante è solo una gran rottura e una prova di masturbazione degli ingegneri. Io preferisco lo sport in pista, la lotta, la battaglia, e lo spettacolo.

domenica 10 marzo 2013

Educazione Siberiana

Voglio spendere due parole sul nuovo lavoro di Gabriele Salvatores. Tratto dall'omonimo romanzo di Nicolai Lilin il film tratta la storia di due ragazzi cresciuti in Transnistria, regione del Sud dell' URSS utilizzata da Stalin per levarsi dai piedi i piantagrane. Una popolazione formatasi attorno a tante tribù di criminali e tenuta emarginata dal resto dell'Unione Sovietica dal freddo e dai chilometri. La storia narra del codice di onore, sostanzialmente anarchico, di una di queste tribù e di come un patriarca (Kuzja, interpretato da Malkovich) cresca il nipote Kolyma. Il film si impernia sulle relazioni tra bambini che si formano crescendo con un codice d'onore tanto rigido e particolare. Kolyma cresce facendolo proprio, l'amico Gagarin se ne discosta per avere un approccio più pragmatico, o forse edonista, alla vita, di quanto il codice permettesse. La sceneggiatura offriva tanti spunti interessanti ma Salvatores si perde in un ritmo lentissimo che fa sì che i tanti temi interessanti (sostanzialmente il rapporto di Kolyma, che dovrebbe essere il protagonista, con il nonno, con l'amico, con l'amica Xenja, ragazza ritardata, e con se stesso) siano solo accennati per poi perdersi in pause che a me sono risultate francamente noiose. I ritmi lenti li ho sempre digeriti con una certa fatica ma in questo caso si ha anche una storia che per nulla si presta a certi ritmi di narrazione. Alla fine del film resta in bocca l'amaro di un'occasione sprecata per fare un film veramente compiuto. Salvatores dribbla la violenza visiva, ma anche psicologica, accenna solamente ai turbamenti dei protagonisti e alla fine lascia l'impressione di non aver compicciato niente, di aver cincischiato molto e non aver concluso nulla.
Sulla regia poco da dire, anche sulla fotografia, tutto non sgradevole ma senza picchi. Tradisce la sceneggiatura, forse anche il montaggio. Rimane solo la bella scena della giostra, quella in cui viene scoperta ben più di quella, lunghissima, in cui viene goduta (esempio di tempo sprecato: hai molte cose da raccontare, scegli un ritmo lentissimo, almeno queste parentesi sarebbero da evitarsi se per concedersele poi mancano aspetti ben più importanti).
Insomma per vedere un prodotto italiano consiglio sempre di andare al cinema ma giusto per autarchia, perchè altrimenti suggerirei di aspettarlo su SKY.

martedì 26 febbraio 2013

TE L'AVEVO DETTO! Il post elezioni


Bene, oggi voglio riproporre quello che scrissi il primo Dicembre 2012, tanto per vedere se qualche grande statista bersaniano si è almeno reso conto di quanto fosse facile la lettura politica di quelle primarie, un PD al 40% (mi tengo basso, molto basso) con Renzi, faceva schifo; perchè il Berlusca disse "mi piace Renzi" e allora tutti i sinistri sono partiti, cervello in resta, al grido di "allora voto Bersani", e dopo 20 anni vi siete fatti inculare ancora da Berlusconi. Ormai lui non si diverte neanche più, infinocchiare gli elettori di sinistra per lui è come pescare in un barile, con le bombe a mano!



In preda a un'incazzatura con pochi precedenti, mi permetto una bella caduta di stile: voglio pubblicare quello che ho scritto alla sede locale (Arezzo) del PD dopo la notizia del respingimento di tutte le richieste di votare per il secondo turno delle Primarie. Nel resto di Italia non è andata meglio, ma vorrei proprio vedere la faccia di chi ha pensato di poter avere la faccia di presentarsi a dire "le abbiamo respinte TUTTE".

La notizia.
La notizia a livello nazionale qui e qui.

Bravissimi, complimenti vivissimi. 2900 persone chiedono "posso votare?" e voi rispondete "no!".
Cosa avete di democratico? Cosa c'è di democratico nel vietare alle persone di votare?
Sostenete che Renzi non sia di sinistra (insultando chi, come me, lo sostiene), e voi per dimostrare di essere di sinistra cosa fate? Pagine e pagine di regole (tra l'altro modificate il 26 Novembre, dopo il primo turno: prima bastava un'autocertificazione, non serviva alcuna accettazione da parte di qualche utilissimo personaggio come Berlinguer, utile soprattutto a dimostrare che non basta il cognome per capire il valore di una persona. Poi vorrei capire a quale titolo vi permettete di chiedere alle persone cosa hanno fatto un tal giorno: in una repubblica dignitosa una cosa del genere la può chiedere solo un magistrato, non certo un privato cittadino) volte a non far votare le persone. Cioè più burocrazia e meno democrazia. Siete dei geni. Potevate governare un anno fa col 60%, avete deciso di perdere e far vincere Monti, potevate governare domani, avete deciso di promettere solo più burocrazia e meno democrazia, più vecchi che non hanno niente più da dire (se mai hanno avuto qualcosa da dire) e meno giovani che portano idee decenti e voglia di fare: perderete per la prossima volta. Questo PD di Bersani avrebbe vinto col 60% a tavolino l'anno scorso, riuscirà a prendere il 23% ad Aprile: complimentoni. Avete buttato più del 35% in un anno e mezzo e correte adesso il serissimo rischio di non essere manco più il primo partito in Italia (a vantaggio di quel delirio di non-partito di Grillo). Avrete bisogno di tirare a bordo cani e porci e dovrete fare un governo tecnico Monti, sostenendolo insieme adUDC e PDL. Bravi, siete riusciti a perdere un'altra volta. Avete seguito quel gran tattico di D'alema e come al solito avete perso (D'Alema bisogna dire che è intelligente, ma è talmente intelligente che non ne azzecca mai una. Vorrei capire cosa deve fare uno perchè voi lo definiate "stupido" o "cialtrone"), e continueremo ad avere un paese in mano a vecchi inutili burocrati. L'immagine della Bindi ce l'avete stampata in fronte.
Vergognatevi, e studiate l'italiano: più burocrazia e meno diritto al voto non vi permettono di definirvi "Partito DEMOCRATICO".
Domani andremo a votare e inviterò ad andarci anche chi si è visto respingere la propria richiesta, e vi vorrò vedere a dire a qualcuno che siete del partito DEMOCRATICO ma non fate votare la gente. Non ce la faremo a portare nel mondo reale un partito di ignobili burocrati parassiti, ma almeno ci proveremo, e battuti non si parte.

 Una persona che dopo 25 anni di attività politica ritiene di non aver avuto il tempo di dire tutto quello che aveva da dire, c'è qualcun'altro al mondo che ritenga che ci sia ancora bisogno di questa persona in politica? Che in 25 anni non abbia combinato quasi niente per caso? Che dopo 25 anni di "niente o quasi" possa adesso decidersi a fare qualcosa tutto insieme? Per il momento ha scelto tante regole e poca democrazia. Io dubito che possa avere qualcosa da dare. Penso che l'unica cosa che possa dare sia una grande serenità a chi, come me, le augura di godersi una lunga pensione.

 Una persona che dopo 40 anni di attività politica ritiene di non aver avuto il tempo di dire tutto quello che aveva da dire, c'è qualcun'altro al mondo che ritenga che ci sia ancora bisogno di questa persona in politica? Che in 40 anni non abbia combinato quasi niente per caso? Che dopo 40 anni di "niente o quasi" possa adesso decidersi a fare qualcosa tutto insieme? Per il momento ha scelto tante regole e poca democrazia. Io dubito che possa avere qualcosa da dare. Penso che l'unica cosa che possa dare sia una grande serenità a chi, come me, le augura di godersi una lunga pensione.

Chi sarà il nuovo papa

Oggi in preda a una crisi di nervi voglio lasciare solo un veloce e sentitissimo complimento a tutti quei fini analisti politici che hanno votato Bersani alle primarie (riuscire quasi a perdere partendo da 25 punti di vantaggio è un capolavoro che solo un Bersaniano poteva realizzare) e subito ripubblicare una bella intervista doppia vista ieri alle Iene. Ogni tanto qualche cosa di interessante fanno ancora. L'accento lo vorrei porre sul "qual'è il papa peggiore"...

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lunedì 11 febbraio 2013

Papale Papale

Oggi Ratzinga Zeta ha annunciato le proprie dimissioni per il 28 febbraio

La notizia

Beh...

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...ci tenevo a dirlo, papale papale.

sabato 26 gennaio 2013

Godfrey

Godfrey Jhones è nato a Pasadena, California, come Missy Franklin, quella bella come i debiti ma che ha vinto 5 medaglie a Londra 2012.
Fin da quando è piccino l'hanno sempre chiamato God, e come cazzo lo volevi chiamare uno che si chiama Godfrey? Il problema è che God si è rotto i coglioni di essere ateo ed essere chiamato God. Allora al grido di "Mi sono sempre chiesto se c'è un dio, adesso lo so: c'è, e sono io..." all'età di 40 anni precisi si reca all'ufficio dell'anagrafe di Pasadena, California a chiedere di cambiare nome. God chiede di chiamarsi Giampiero Galeazzi grazie al vecchio amore per Domenica In che si porta dietro fin da quando aveva 50 anni. Per uno strano caso del destino il funzionario dell'anagrafe, forse confuso dalla pronuncia italiana, lo iscrive come Gigetto Er Caciottaro. Gigetto torna a casa, guarda la nuova ID Card e decide di ascoltare una canzone pallosa e di andarsene affanculo.

Bene, adesso se pensate che tutto questo sia un confuso casino pieno di scopiazzature e senza alcun senso, guardatevi 007 Skyfall e poi venitemi a chiedere scusa, che io come un cretino me lo sono guardato due volte quasi per intero, e ho bisogno di ricevere delle scuse da qualcuno.

mercoledì 23 gennaio 2013

Al tre

-Non me ne frega niente di quello che dice il dermatologo.
-Ah beh, allora sai tutto te...
-Certo che so tutto io, la saponetta al sandalo mi fa schifo, la fanno con gli ebrei.
-Ma come fai a dire 'ste cazzate?
-Lo so io, l'ho sentito in TV: i nazisti ci facevano le saponette!
-Ma che c'entra il sandalo? Ha un buon profumo e purifica la pelle.
-Ma che cazzo dici? Gli ebrei puzzano e non me li strofino certo addosso, le saponette le uso solo al miele e quel dermatologo sarà un coglionazzo finocchio ebreo anche lui. Dov'è che l'hai visto?
-Da Barbara D'Urso!
-Ma vaffanculo, quella fammela vedere solo quando fa un porno, ma solo se sta zitta, non come la Tommasi. E sa una sega lei delle saponette ebree.
-Si va beh, continua a lavarti con il miele da Cacia. Che poi dove cazzo è Cacia? Almeno è in Italia?
-Acacia imbecille!
-E dov'è?
-E' la razza della vespa che fa il miele, c'è quella Eucalipta, quella Erika e quella Acacia.
-Che animali del cazzo le vespe.
-Non sono animali, sono insetti.
-Come i ragni?
-Eh.
-Ma falla finita, ora una vespa che fa il miele è uguale a un ragno o a uno scarafaggio?
-Ma che ne so, sarà la biomeccanica lì, quella roba di quella fica di legno che fa la geografia sul Tre. Forse sono insetti quelli che producono qualcosa.
-Eh, la vespa fa il miele, il ragno la ragnatela, ma lo scarafaggio che fa?
-Lo scarafaggio produce merda, non la guardi mai la TV? Fa queste palle di merda e le fa rotolare.
-Che animale del cazzo.
-E' un insetto testa di cazzo! Te l'ho appena detto!
-Sì va beh, a me un animale che mi piace è il coccodrillo.
-Cazzuto il coccodrillo, ma quello americano, che è più grosso, no quello italiano che c'ha le zampe fini e lunghe e sembra una specie di coccodrillo finocchio.
-Eh sì, lui sta zitto e poi attacca e ammazza la gente. Poi è intelligente.
-Cioè?
-E' tipo capisce le bestie che uccide mi sa, che dopo che le uccide e le mangia, piange, vuol dire che sa ragionare.
-Piange? Sì, e chiama la mamma?
-Ma vaffanculo, pensa al tuo sapone di merda di vespa.
-Quando cazzo arriva il lambretta?
-Ma che ne so, te premi questa ferita che se non arriva alla svelta questo stronzo ci rimane secco. E la colpa è la tua, ma ci beccano tutti.
-Oh vaffanculo, lo potevi vedere anche te!
-Anche io un cazzo, era chiaro: io facevo le casse, il Torba il direttore e te tenevi sotto le guardie.
-Sapevo una sega io che c'era quello di la.
-Dai zitto, quello è il furgone del lambretta, aiutami qui. Alzalo al tre.

venerdì 18 gennaio 2013

Django, la D è muta

Eccoci qua, un mago del cinema torna nelle sale dopo il vergognoso furto delle tre statuette che contano per la pagliacciata del 8 Marzo (ringrazia lo scialbo sminatore), e io non posso non parlarne.
Tarantino torna con Django Unchained e offre al mondo la sua visione del Western. Una visione che risente tantissimo dello Spaghetti Western per un prodotto che racconta tutto Tarantino. Bello, bellissimo, che ci sia qualcuno i cui film sono immediatamente riconoscibili e il personaggio del solito Waltz è tanto eccezionale quanto il Colonnello Landa (i due personaggi, a dirla tutta, si somigliano moltissimo).
Django Unchained è Tarantino, più nella prima parte che nella seconda, un film che parte surreale solo come i film di Tarantino sanno essere per poi allinearsi un po' di più e arrivare ad uscire in parte dalle corde del regista. Solito film stracolmo di citazioni, la più bella a mio modo di vedere è stilistica, e risiede nei primi piani degli sguardi dei protagonisti, marchio dei Western all'italiana. Poi una chicca di cui parlerò alla fine.
Tarantino cede qualcosina sui suoi famigerati dialoghi (non abbiamo il quarto di libbra con formaggio nè il latte delle vostre vacche nè qualcuno che ha fatto un bingo) ma costruisce alcuni personaggi strepitosi, Schultz (Waltz) è un personaggio riuscitissimo, il Django (Foxx)che si sceglie i vestiti è uno spettacolo, Monsieur Candy (Di Caprio) altro personaggio riuscito, ma il capolavoro è messo in mano a uno degli alfieri di casa Tarantino, Samuel L.Jackson che con il maggiordomo Stephen offre (almeno a livello di mimica) una prova degna del miglior Bud Spencer. E voi direte, ma che paragone cretino è? Certo, ma Jackson, attore strepitoso, entra in un personaggio comico di tale forza da ricordare, in un film che è omaggio allo Spaghetti Western, quello che per me era il "buffo" per antonomasia dei nostri sceriffi e banditi.
Il titolo che ho dato a questa recensione ha un senso, ed è un dialogo meraviglioso tra Foxx e Franco Nero, con il primo che, quasi risentito, spiega a Nero (Django nel '66) come doveva pronunciarsi il nome.
Tarantino si butta nella commedia alla Stanlio e Ollio in una scena e torna se stesso subito dopo, crea i suoi personaggi assurdi e spiazzanti ma intreccia una trama che nella seconda parte è quasi lineare, cede un millimetro sui dialoghi ma resiste coi suoi innumerevoli omaggi. Questo non è il suo capolavoro Sipovich, ma è un gran film in cui c'è tanto Tarantino, c'è una grande fotografia, c'è una regia di grande impatto, c'è una sceneggiatura che in fase di montaggio ha subito qualche aggiustamento, c'è una colonna sonora che è un tributo continuo, non c'è tanto Tarantino, c'è tutto Tarantino.
Forse gli manca lo spunto eccezionale di Inglourious Basterds, ma è un filmone.
Per ogni maschio italiano normale tra i 25 e i 45 anni l'ultima scena, gli ultimi 3 minuti di film, valgono almeno cinque volte il prezzo del biglietto. Non cercatevelo su youtube, andatevi a vedere un gran film e rimanete indecisi nel finale: mi diverto o mi commuovo.
Filmone.

giovedì 10 gennaio 2013

33-0

Franco è un Clown. Franco ha sempre fatto il Clown nella vita, non ha mai trovato niente di meglio da fare che strappare sorrisi, non ha mai pensato che esistesse qualcosa di meglio che riscaldarsi il cuore con i sorrisi che riusciva a strappare. Il cerone bianco steso sempre con la stessa passione, la pompetta del fiore sempre perfetta, l'elastico delle bretelle sempre tirato, ogni singolo giorno di una vita che non riesce neanche a definire troppo breve. In tanti a trentatre anni penserebbero che sia troppo presto, Franco pensa che non saprebbe resistere pensando di vivere un giorno senza strappare un sorriso, o almeno senza averci provato. Franco a trentatre anni fissa i travetti affiancati al muro e si chiede per la milionesima volta se non sarebbero stati più belli verniciati di bianco anche quelli, come le pianelle che ci riposano sopra. Quelli come lui lo sanno quando il gioco finisce, oggi Franco cede alla malattia di cui non ha voluto parlare a nessuno, e cede con lo spirito del vincitore che è riuscito a far sorridere fino all'ultimo giorno, del vincitore che ha saputo nascondersi per non strappare mai una smorfia o una lacrima, ma solo sorrisi. Oggi Franco vince trentatre a zero, e muore sapendo di essere riuscito a strappare un sorriso al giorno senza mai vedere qualcuno triste per lui. Tra qualche giorno qualcuno lo cercherà, tra qualche settimana qualcuno penserà che forse Franco non era forte quanto credeva di essere e aveva chiesto aiuto tante volte, quel qualcuno verserà una lacrima per lui, ma Franco se ne sarà già andato e non sarà mai trentatre a uno, la rete l'ha mantenuta inviolata fino al novantesimo, della moviola post-partita non gliene è mai fregato niente.